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Su di Me 2017-07-20T18:47:46+00:00

Su di Me

Chi Sono:

Fin da piccola avevo la passione per i “perché”. Non mi bastavano quelli più logici e immediati. Non bastava che la ragione del moto delle nuvole fosse “il vento”. Il punto era perché il vento sposta le nuvole?

Uno dei perché che ricordo con particolare intensità, è in un ritorno dal mare una sera d’estate. Avevo 5 anni e c’era un’estenuante fila al semaforo. Soffrivo. Avevo caldo, sonno, sete e la sabbia tra le dita dei piedi.

E’ stata una folgorazione, superato l’incrocio, veder defluire il traffico lento ma scorrevole alla rotonda successiva. Chiesi come mai non facessero rotonde al posto dei semafori. Non ricordo la risposta, solo una sensazione di “non senso” e assurdità che ho ritrovato tante altre volte nel corso degli anni. Credo sia stata la fonte d’ispirazione della mia ricerca. I processi di pensiero delle persone, l’irrazionalità, la fluidità con cui è possibile passare dal genio all’assurdo.

Mi pesava l’irragionevolezza. Mi pesava il dolore che provocava. Così all’università ho studiato psicologia e mi sono laureata approfondendo l’applicazione delle forme artistiche ed espressive nella cura delle psicosi, cercando di capire l’origine dell’irragionevolezza là dove i processi del pensiero sono esplosi e manifesti.

Così ho esplorato tutte le forme simboliche attraverso cui le persone normalmente rappresentano quegli stessi processi.

Mentre studiavo e durante tutti gli anni successivi di ricerca, insegnavo in piscina. L’acqua, con le sue forme, la velocità con cui si muove e cambia aspetto, per sua stessa natura evoca l’instabilità e la precarietà, ma la sua esplorazione fatta a mente aperta, consente di leggere quel suo dinamismo non come caos ma come infinite potenzialità.

Ho tolto la paura dell’acqua, quindi anche un po’ di quella confusione, a migliaia di persone, trasformandola quasi sempre in un grande amore.

Dopo la laurea triennale non ho proseguito con una specialistica. Nei percorsi obbligati che mi si prospettavano, non trovavo contenuti funzionali alla mia ricerca. Volevo approfondire e cercare di capire come si manifestava, come si potesse tradurre quel principio per cui la mente si perdeva. Così ho continuato la ricerca attraverso le varie forme di espressione, seguito corsi di scrittura, sceneggiatura, pittura murale, trompe l’oeil, tutte forme artistiche che avevo esplorato durante il tirocinio. Ora mi interessava capirle collocate nelle gerarchie del mondo.

Se lo studio di quelle forme era volto alla componente esistenziale della mancanza di senso, il viaggio era certamente lo strumento per eccellenza preposto alla ricerca del senso di appartenenza.

Perciò ho cominciato a viaggiare. Viaggiare è come studiare, con la differenza che ciò che apprendi non te lo dimentichi più perché lo hai vissuto. Ho visitato l’Australia, diverse parti dell’Africa, Europa dell’Est e Messico, dove ho vissuto per sei mesi, e dove ho seguito corsi formativi per aiutare l’etnia maya della regione del Chapas, sempre mantenendo il contatto con l’acqua.

Il filo conduttore della mia storia è stato proprio la ricerca del senso e la natura del dolore provocato dalla sua mancanza ne è stata la scintilla.

L’acqua mi ha dato gli strumenti per l’esplorazione e la sperimentazione, le forme artistiche mi hanno fornito i codici attraverso i quali il non senso si esprimeva, il viaggio le declinazioni possibili: altre logiche, altri codici. Altri linguaggi e altri simboli.

Ad oggi, ogni qualvolta quel senso di assurdità si affaccia, non ho più la minima difficoltà a porvi rimedio e ho la percezione profonda del potere di trasformazione che ognuno può avere sulla realtà. E piano piano in effetti forse sta funzionando e magari il mondo una sua “logica” la sta cercando se da alcuni anni a questa parte hanno preso a fiorire rotonde, là dove prima c’erano semafori.